Il prossimo 19 settembre l’intera città di Napoli si vestirà a festa per celebrare San Gennaro, Vescovo e Martire campano, nato nel 272 a Napoli (anche se alcuni studi parlano di Benevento).

Il Duomo cittadino non ospita solo il famoso sangue del Santo, ma anche le ossa. Ogni anno, per ben tre volte (la prima domenica di maggio, il 19 settembre ed il 16 dicembre) le due ampolle vengono esposte ai fedeli, in attesa del fenomeno della liquefazione del sangue di San Gennaro, avvenuta per la prima volta attorno al 1389.

Il Santo, Vescovo di Benevento, si recò assieme a Desiderio (lettore, figura con il compito di declamare il Vangelo) ed il Diacono Festo, in visita a Pozzuoli. Nel frattempo Sossio, Diacono di Miseno e amico di San Gennaro venne arrestato da Dragonzio, persecutore di Cristiani e Governatore della Campania, proprio lungo la strada per ricongiungersi con l’amico.

Successivamente Gennaro ed i suoi compagni di viaggio decisero di andare a visitare il prigioniero, però a cause del crimine di professione dei dettami della Religione Cattolica sono stati imprigionati anch’essi e condannati alla pena capitale.

Il martirio di San Gennaro

La storia narra che la pena dei prigionieri fosse essere sbranati dai leoni (alcuni studiosi sostengono che si trattasse di orsi) all’interno dell’anfiteatro di Pozzuoli.

Il giorno seguente però tale orribile sorte venne temporaneamente sospesa, si dice che il Governatore aveva notato che il popolo nutriva simpatia verso i condannati. Altre voci invece, compreso il martirologio sostengono che la condanna venne mutata successivamente ad un miracolo, difatti gli animali quietarono la loro sete di sangue inginocchiandosi dinnanzi ai condannati, dopo una benedizione effettuata per mano di San Gennaro. Allora il Governatore Dragonzio condannò i religiosi alla decapitazione.

Le vicende miracolose narrate negli Atti Vaticani, parlano anche delle torture inflitte al Santo e del prodigioso evento accaduto all’interno dei una fornace ardente. Infatti, San Gennaro venne gettato all’interno di una fornace ardente, dopo la riapertura, egli ne uscì senza la minima bruciatura, mentre i pagani intenti ad assistere all’atroce spettacolo vennero arsi vivi.

La tradizione inoltre narra che mentre il boia si stava preparando a calare la scure sulla testa del Santo, quest’ultimo era intento ad aggiustare il fazzoletto vicino alla sua gola, nemmeno il tempo di terminare il gesto che il carnefice gli mozzò testa e dito. La stessa notte, San Gennaro apparve nei sogni della persona incaricata a traslare il corpo, chiedendogli di raccogliere anche il dito perduto.

A quei tempi, dopo la decapitazione, era usanza raccogliere del sangue, una donna di nome Eusebia, si occupò del compito e lo racchiuse in due ampolle. Queste ultime sono diventate nel corso degli anni l’essenza delle celebrazioni religiose dedicate al Santo.

Il prodigio della liquefazione del Sangue

La storia narra che ai tempi di Costantino I (figlio di Sant’Elena Imperatrice) durante il trasferimento delle spoglie del Santo nella città di Napoli, la donna con le ampolle del sangue si avvicinò al Vescovo Severo ed entrambi notarono che alla presenza della testa di San Gennaro, il sangue si sciolse.

La prima prova documentata dell’evento miracoloso risale al 1389, come contenuto nel Chronicum Siculum, il quale narra che durante la celebrazioni dell’Assunta, il sangue del Santo venne esposto al pubblico e che durante tale periodo, il liquido conservato nell’ampolla per miracolo si liquefece, come fosse sgorgato in quel momento dalle spoglie del Martire.

Le celebrazioni a Napoli

Il capoluogo partenopeo si addobba a festa per lo speciale evento, la tradizione è talmente importante che viene impedito ai giornalisti e fotografi di seguire il corteo, al fine di mantenere la sacralità del rito.

Ecco il programma delle celebrazioni liturgiche:

Mercoledì 18 settembre:

Giovedì 19 settembre:

Chi vuole assistere in diretta all’evento, potrà seguire le celebrazioni dedicate a San Gennaro nella sua interezza, cliccando qui.